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Strudenti Disabili All'Università

 Introduzione
 Cap.1 Trenta anni di integrazione
 Cap. 2 La legislazione italiana in materia d’integrazione scolastica e culturale
 Cap. 3 L’accoglienza degli studenti disabili nell’Ateneo leccese
 Cap. 4 Percezione della disabilità nella popolazione universitaria leccese
 Cap. 5 Analisi dell’integrazione degli studenti disabili dell’Università di Lecce
 Cap. 6 Le voci di alcuni studenti universitari disabili frequentanti l’Ateneo di Lecce
 Conclusioni
 Appendice A - Lettera di presentazione inviata con il testo del questionario
 Appendice B - Il Questionario
 Appendice C - Le brevi interviste a studenti e docenti
 Appendice D - Schema interviste
 Ringraziamenti
 Bibliografia

6.4 Una voce che diventa grido

Verranno qui riportate delle riflessioni fatte da studenti disabili sulla loro situazione, su come vivono il problema quando è percepito come tale. A volte traspare l’amarezza e la rabbia per un mondo ancora cieco ed insensibile, altre volte invece, la fiducia nei confronti dello stesso, tanta voglia di farsi conoscere e di proporsi per allontanare i pregiudizi. Sabrina è una ragazza un po’ sfiduciata, a causa degli ostacoli che ha incontrato durante la sua esistenza, infatti scrive: “Le difficoltà che si devono affrontare quotidianamente sono tante e l’Università di certo non aiuta…. Si parla di integrazione nel mondo del lavoro per gli studenti disabili, ma in realtà si fa molto poco…. Spesso sono costretta a trascorrere molto tempo in ospedale tra cure mediche e visite specialistiche. Il tempo a disposizione per lo studio si riduce notevolmente per pensare a sé stessi e a sopravvivere. Intanto la valutazione che i docenti fanno è quella di metterci sullo stesso piano degli altri studenti, che a livello mentale può andar bene, ma non a livello di tempo dedicato allo studio. Consiglierei, dunque, ai docenti di diventare più umani e sensibili, perché ciò che rende grande una persona non è il titolo di studio o il ruolo ricoperto, bensì ciò che si ha dentro. Ci sarebbero tante altre cose da dire, ad esempio c’è poca informazione sui servizi offerti dall’Università e comunque io ripongo poca fiducia sulla possibilità di un reale aiuto…Ti consiglio di fare tutto, sempre, con passione e sensibilità, i disabili possono darti di più di quello che immagini”. Sabrina, purtroppo, ha avuto delle esperienze negative e di conseguenza guarda la realtà e il proprio futuro con occhi poco fiduciosi, ma c’è anche chi come Carlo ha una visione più ottimistica del proprio futuro e un atteggiamento propositivo. Lui, infatti, riguardo al tema dell’integrazione, scrive: “Spero di essere stato integrato, perché essere accettato per me significa: accettiamo una persona solo perché è disabile e non perché è abile diversamente…un atto pietoso insomma! È per questo che consiglierei ad altri ragazzi di iscriversi all’Università. Lo consiglio perché prima ancora di un’istruzione più alta, fa aumentare la propria autostima e la capacità di mettersi in competizione con gli altri; costruirsi, cioè, da solo gli strumenti per affrontare le ingiustizie e le difficoltà della vita”. Carlo non è il solo ad affrontare la vita con serenità e a riporre delle speranze negli altri e nel futuro. Anche Francesca, una studentessa con una disabilità motoria, esprime così il proprio punto di vista: “Sono giunta finalmente alla preparazione della tesi, l’idea che mi spaventa non è tanto il lavoro in sé, ma gli ostacoli che ancora potrei incontrare… Sono sempre rimasta in silenzio, non per qualche timore, ma perché ho sempre voluto cavarmela da sola. Devo ammettere, però, che devono aiutarmi/ci perché già di per sé la situazione d’handicap è difficile e lo è ancor di più se veniamo dimenticati… Credo, comunque, che l’integrazione sia una questione di mentalità della società tutta, ma mi sento anche di dire che cambiare la mentalità è difficile ma possibile”. Una riflessione che può far riflettere molto è quella fatta da Giorgio, dalla quale traspare rabbia nei confronti di chi si ostina a vedere l’handicap come qualcosa di distante da sé stesso e che non lo potrà in nessun caso riguardare. È un grido che invita ad abbandonare pregiudizi e stereotipi e a considerare la disabilità un aspetto “normale” della vita. Queste sono le sue parole: “Tutto ciò che si dice e si scrive sull’handicap sono solo parole che possono riempire di buoni propositi i testi legislativi e quelli degli studiosi. L’handicap non è qualcosa di esteriore, è qualcosa che fa parte di te, è il proprio modo di essere a cui non ci si fa neanche caso. È come nascere con gli occhi azzurri, piuttosto che neri: ognuno si vede bene con il colore di cui è dotato dalla nascita. Non si può per forza di legge imporre l’accettazione o l’integrazione degli handicappati, sono delle realtà. A volte ci fanno sentire più buoni, quando li aiutiamo, più fortunati, perché noi siamo “normali”, a volte gli siamo grati perché ci danno lavoro. La cosa che nessuno ha capito è che siamo tutti potenzialmente handicappati!”.





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Prima Pubblicazione: 23 luglio 2003
Ultimo Aggiornamento: 09 Ottobre 2007
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