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Strudenti Disabili All'Università

 Introduzione
 Cap.1 Trenta anni di integrazione
 Cap. 2 La legislazione italiana in materia d’integrazione scolastica e culturale
 Cap. 3 L’accoglienza degli studenti disabili nell’Ateneo leccese
 Cap. 4 Percezione della disabilità nella popolazione universitaria leccese
 Cap. 5 Analisi dell’integrazione degli studenti disabili dell’Università di Lecce
 Cap. 6 Le voci di alcuni studenti universitari disabili frequentanti l’Ateneo di Lecce
 Conclusioni
 Appendice A - Lettera di presentazione inviata con il testo del questionario
 Appendice B - Il Questionario
 Appendice C - Le brevi interviste a studenti e docenti
 Appendice D - Schema interviste
 Ringraziamenti
 Bibliografia

6.3 “Ecco ciò di cui ho bisogno”

Alcuni studenti universitari disabili, dopo aver denunciato gli ostacoli che quotidianamente incontrano, hanno avanzato delle proposte per migliorare la situazione attuale. Un punto che accomuna tutti gli studenti universitari di Lecce, è l’esigenza di conoscere con il giusto anticipo le date d’esame, per permettere ad ognuno di organizzarsi in maniera intelligente e proficua. Per chi deve fare i conti con i propri problemi di salute e le terapie da seguire, non fissare gli appelli in tempo utile, può causare dei ritardi nel raggiungimento dei propri obiettivi. Ecco cosa ne pensa Luisa, una studentessa con una grave disabilità motoria: “Credo che le disfunzioni che ci sono, primo fra tutti appelli posticipati o date ancora da stabilire, dipendano anche dall’atteggiamento passivo degli studenti che accettano e si adeguano ad un modo di fare che non denota rispetto verso chi frequenta l’Università per migliorare”. Luisa, oltre a confermare i disagi causati dagli appelli fissati in ritardo, contesta l’atteggiamento passivo degli studenti che non si mobilitano per affermare i propri diritti. Un’altra riflessione sulla necessità che gli studenti difendano i propri diritti, è stata fatta da Marco, anche lui uno studente con una disabilità motoria. La sua proposta è la seguente: “Attualmente, a riferire quali sono le esigenze degli studenti disabili, sono i rappresentanti. Credo che gli studenti disabili necessiterebbero di una forte rappresentatività, per far conoscere se stessi, i propri disagi e le proprie proposte, perché chi vive il problema sicuramente ha riflettuto su ciò di cui necessita e sulle strategie da impiegare per vivere al meglio all’interno di un determinato contesto”. Tanti ragazzi hanno sostenuto di incontrare delle difficoltà nel reperimento degli appunti che diventano fondamentali per chi è impossibilitato a frequentare o per chi a lezione non sempre riesce a seguire il docente a causa della propria disabilità. È quanto riferisce Paola, una studentessa audiolesa: “Per un non udente, seguire la lezione richiede uno sforzo notevole, spesso inutile, per cui con tutta la buona volontà a frequentare, non poter contare su validi appunti, ti mette nelle condizioni di studiare da non frequentante e di conseguenza di rinunciare al diritto a partecipare pienamente alla vita universitaria”. Mi sembra doveroso puntualizzare che gli studenti che come Paola hanno dichiarato di incontrare questo tipo di difficoltà, sono scarsamente informati sui servizi offerti dal Centro per l’Integrazione. Quest’ultimo si occupa anche di questo aspetto, per cui è un problema facilmente risolvibile, a condizione che l’Università trovi un modo giusto ed efficace per far conoscere i propri servizi ed ispirare fiducia. Tra le proposte avanzate, è presente la personalizzazione dei programmi di studio, ritenuta da qualcuno necessaria in quanto la disabilità, in alcuni casi richiede l’uso di medicinali che limitano il rendimento nello studio. Laura, una studentessa con una disabilità motoria è tra coloro che è a favore di questa distinzione e questo è quanto sostiene: “Secondo me dovrebbero agevolare ulteriormente le persone disabili. Io ad esempio, prendo circa nove medicinali al giorno, tra cui cortisone, antinfiammatori, ecc. Non si è mai valutato il fatto che con tutti questi medicinali si potrebbe avere difficoltà nell’apprendimento e nella memorizzazione dei testi universitari. Penso che andrebbero ridotti i programmi a chi usa farmaci in queste dimensioni. Non lo dico per comodità o perché non mi va di studiare, ma noto in continuazione la mia difficoltà e la mia stanchezza mentale. È necessario quindi, considerare e valutare i sacrifici in diverso modo. Solo così si potrebbe avere uguaglianza di trattamento e considerazione”. Laura giunge a proporre la personalizzazione dei programmi di studio a causa delle continue difficoltà che incontra, ma chiede anche uguaglianza di trattamento: come conciliare le due esigenze? Gli studenti che incontrano questo tipo di ostacoli potrebbero essere agevolati offrendo loro la possibilità di suddividere il programma in più parti, a seconda delle esigenze. Appare questa una soluzione più accettabile, in quanto uno “sconto” sul programma non garantirebbe le stesse opportunità di studio. Numerosi sono stati coloro che hanno manifestato l’esigenza di essere affiancati da un tutor. Federica, ad esempio, fa questa osservazione: “Per i ragazzi audiolesi sarebbe necessario un tutoraggio specifico. Non serve per noi sordi parlanti, che non utilizziamo il L.I.S., il facilitatore della comunicazione, ma piuttosto qualcuno che ci sostenga nel rapporto con i professori e con i colleghi. Utile sarebbe l’uso dei PC anche durante gli esami”. Anche Luigi ritiene utile la presenza di un tutor e specifica che questa figura deve avere delle competenze, affinché nessuno si trovi a ripetere un’esperienza simile alla sua. Ecco la sua esperienza e la conseguente proposta: “La legge stabilisce alcune norme sul diritto allo studio, tra queste è previsto che allo studente disabile che frequenta sia affiancato un tutor. Tale figura dovrebbe aiutare il soggetto disabile a superare alcune difficoltà. Personalmente ho sperimentato un tutor assegnatomi d’ufficio, il quale ha soltanto fatto i suoi comodi, mancando l’obiettivo prefissato. È chiaro che mi sono lamentato, ma ho ottenuto solo risposte evasive, mi è stato detto che era un problema di bilancio. Forte della mia esperienza, l’Università dovrebbe nominare tutor qualificati nelle discipline che lo studente frequenta. Il tutor potrebbe essere un laureato/laureando della stessa Facoltà”.





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Prima Pubblicazione: 23 luglio 2003
Ultimo Aggiornamento: 09 Ottobre 2007
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