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Strudenti Disabili All'Università

 Introduzione
 Cap.1 Trenta anni di integrazione
 Cap. 2 La legislazione italiana in materia d’integrazione scolastica e culturale
 Cap. 3 L’accoglienza degli studenti disabili nell’Ateneo leccese
 Cap. 4 Percezione della disabilità nella popolazione universitaria leccese
 Cap. 5 Analisi dell’integrazione degli studenti disabili dell’Università di Lecce
 Cap. 6 Le voci di alcuni studenti universitari disabili frequentanti l’Ateneo di Lecce
 Conclusioni
 Appendice A - Lettera di presentazione inviata con il testo del questionario
 Appendice B - Il Questionario
 Appendice C - Le brevi interviste a studenti e docenti
 Appendice D - Schema interviste
 Ringraziamenti
 Bibliografia

6.2 Amare esperienze universitarie

I dati esaminati nel capitolo precedente offrono complessivamente un’immagine abbastanza positiva dell’Università di Lecce, basti pensare che il 79% degli studenti disabili consiglierebbe ad altri ragazzi l’iscrizione a questa Università. Ma in quel 21% restante affiorano delle storie poco felici e l’inferiorità numerica non è di certo una motivazione valida affinché siano trascurate. In particolare, vorrei qui riportare alcune parti salienti di una lettera firmata, che mi è stata inviata dalla sorella di una studentessa audiolesa, in cui racconta l’esperienza vissuta. Giulia[33] scrive: “Mia sorella ha rinunciato a frequentare l’Università di Lecce ed ha preferito spostarsi al Nord a causa dei diversi disagi che le si sono presentati…Non essendoci allora il Centro per l’Integrazione (almeno credo), ha incontrato delle serie difficoltà…aveva bisogno di un Interprete ma l’Università non offriva tale servizio, quindi ha preferito rimediare al problema diversamente…La situazione scatenò, se così si può dire, una sorta di risveglio…Ora lei è a V., ha ripreso con grande tenacia e determinazione gli studi. La cosa importante è che non ha incontrato alcuna difficoltà sin dall’inizio perché ha trovato la comprensione, l’aiuto e la stima che nella sua città nessuno è stato in grado di darle”. Si tratta, ancora una volta, di una storia di diritti non garantiti e di incapacità all’ascolto. La forza e la tenacia di questa studentessa la hanno indotta a non demordere e a continuare nonostante tutto, ma chissà quanti, per motivi di questo genere che è assurdo che esistano ancora, decidono di abbandonare l’Università e quindi di rinunciare ad un sogno. A volte il dispendio di energie fisiche ed economiche diventa motivo di abbandono, soprattutto quando il futuro è incerto e i bisogni tanti. Sarebbe necessario comprendere che un uomo acculturato e istruito non può che far bene all’intera comunità, pertanto vanno evitati gli abbandoni e incoraggiate le passioni positive, come lo studio, con un sistema più efficiente che tenga conto del bisogno dell’utenza. Un’altra storia che denuncia l’amarezza per il ritardo con cui l’Università di Lecce si sta occupando dell’integrazione degli studenti disabili è quella di Luca, il quale racconta: “Prima di approdare all’Università di Lecce ho fatto un anno di esperienza alla Statale di Milano, dove ho trovato competenza e cortesia a tutti i livelli. Nel nostro Ateneo invece, ogni cosa va conquistata sgomitando, lo studente non ha alcun diritto riconosciuto realmente, anche le più banali informazioni vanno conquistate! Ci sono handicap che non si vedono, ma che comportano comunque sofferenze e richiedono tanta fatica per poter continuare gli studi. È il caso di Chiara, una studentessa con una disabilità multipla (100%) che si è trovata a vivere una situazione umiliante per mancanza di sensibilità da parte di un docente. Chiara scrive: “Avrei gridato una sola volta l’insensibilità di un docente in sede d’esame. Non lo ho fatto perché a me non piace creare sensi di colpa…nemmeno in chi ferisce. Si deve imparare che esistono handicap “seri” che pur non visibili comportano enormi disagi. L’invisibilità di un handicap non deve subire le conseguenze dell'ironia”. L’ultima storia riguarda Claudia, una studentessa audiolesa, la quale ci racconta: “Durante il mio cammino universitario ho incontrato troppi ostacoli. Mi dicevano che fa parte del gioco, in quanto non sempre si vince, ma io più di una volta sono stata sconfitta ed è per questo che mi avvicino così tardi alla Laurea. Sono tranquilla, mi impegno costantemente nello studio, anzi, rispetto ad una persona normale lavoro il doppio perché essendo audiolesa dovrei leggere più volte per memorizzare bene. Purtroppo dicono che le fasce deboli sono privilegiate in tutti i campi, ma per esperienza personale non mi risulta, anzi, siamo umiliati e derisi. Io non necessito più di nessun tipo di intervento perché sto per laurearmi, ma ti assicuro che i miei sono stati tempi duri, così come sono stati duri i miei sacrifici per raggiungere questo traguardo tanto ambito. Sarei felice se si riuscisse a trovare una risposta adeguata ai problemi degli studenti disabili, affinché possano integrarsi nell’ambiente universitario con la giusta sensibilità da parte di tutti”. Quando Claudia ha iniziato il suo iter universitario, la legislazione italiana era ancora povera di suggerimenti riguardanti l’integrazione degli studenti disabili, dunque si possono pienamente comprendere le difficoltà incontrate. Lei però, parla anche di “giusta sensibilità” e quest’ultima non necessita di una legge, dipende dall’atteggiamento di ognuno di noi e dalla volontà di cambiare mentalità.

[33] I nomi utilizzati in questa parte della ricerca sono fittizi, sia quando le storie raccontate sono anonime, sia quando sono firmate, per garantire il diritto alla privacy.





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Prima Pubblicazione: 23 luglio 2003
Ultimo Aggiornamento: 09 Ottobre 2007
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