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Strudenti Disabili All'Università

 Introduzione
 Cap.1 Trenta anni di integrazione
 Cap. 2 La legislazione italiana in materia d’integrazione scolastica e culturale
 Cap. 3 L’accoglienza degli studenti disabili nell’Ateneo leccese
 Cap. 4 Percezione della disabilità nella popolazione universitaria leccese
 Cap. 5 Analisi dell’integrazione degli studenti disabili dell’Università di Lecce
 Cap. 6 Le voci di alcuni studenti universitari disabili frequentanti l’Ateneo di Lecce
 Conclusioni
 Appendice A - Lettera di presentazione inviata con il testo del questionario
 Appendice B - Il Questionario
 Appendice C - Le brevi interviste a studenti e docenti
 Appendice D - Schema interviste
 Ringraziamenti
 Bibliografia

5.3 Analisi dei risultati - Bisogni e aspettative

Ogni ragazzo/a che si iscrive all’Università, fa questa scelta spinto da un progetto di vita. Nel nostro caso la motivazione data da molti (dal 34,6%) è che l’istruzione sia fondamentale. Non meno importanti risultano motivazioni quali l’aspirazione ad avere un lavoro più qualificato e l’amore per lo studio.

Tab. N°15 Motivi di iscrizione
perché ritengo che l'istruzione sia fondamentale 34,6%
per un lavoro più qualificato 24,4%
per amore per lo studio 20,5%
per diventare qualcuno 12,6%
perché sono stato stimolato dai miei genitori 4,7%
perché non ho trovato lavoro 2,4%
perché sono stato stimolato dai miei amici 0,8%


Grf. 31


Osservando il Grafico 32 si evince quali siano le aspettative di realizzazione degli studenti disabili, dunque il loro modo di essere, di rapportarsi alla vita. La risposta più frequente alla domanda: “Cosa vorresti realizzare nella tua vita”, è stata “aiutare chi ha bisogno” (il 19,4%). Un’altra percentuale da non trascurare riguarda coloro che hanno risposto che è importante essere contenti di sé stessi e di ciò che si è realizzato. La riflessione sui dati del grafico già menzionato, porta ad avere un immagine positiva del modo in cui questi studenti disabili, giovani e meno giovani, affrontano la vita e le difficoltà che, probabilmente, sono state uno stimolo per la loro crescita. Non solo, penso che vivere in prima persona un problema, in alcuni casi, può portare ad una chiusura verso il mondo esterno, mentre in altri può far sviluppare un forte senso di solidarietà e la convinzione che l’appagamento non è dato dall’individualismo e dal godere delle cose perfette che la società ogni giorno e in più modi ci propone, ma dall’interazione e dallo scambio di risorse con altri individui, in particolar modo con quelli diversamente abili.

Tab. N°16 Aspettative di realizzazione
Avere successo e potere2,8%
Avere una vita comoda e tranquilla 10,6%
Vivere in modo intenso e attivo 15,7%
Avere una famiglia serena e felice 17,6%
Essere contento di me stesso 18,1%
Aiutare chi ha bisogno 19,4%
Avere una vasta cultura 13,9%
Vivere in modo originale 1,9%


Grf. 32


Con l’intento di capire se le aspettative di realizzazione tendono a cambiare col variare dell’età, si è proceduto con la realizzazione di una tabella (Tab. N° 17) che raggruppa le risposte date dagli studenti in base a degli intervalli di età. Successivamente, si sono individuate delle fasce di interesse contrassegnate da diversi colori. I dati di maggior rilievo, frutto dell’analisi della sopra citata tabella, sono di seguito riportati: “Vivere in modo intenso e attivo” è un desiderio maggiormente presente tra i più giovani (fino a 30 anni), specialmente tra quelli di età compresa tra 26 e 30 anni. “Avere una famiglia serena e felice”, invece, rappresenta un’aspettativa abbastanza diffusa che però tende a scemare con l’avanzare dell’età. Questo perché probabilmente superando i 35 anni, subentrano altri interessi come l’ “Aiutare chi ha bisogno”. Quest’ultima aspettativa è tra le più sentite anche dai giovanissimi (fino a 25 anni) mentre i giovani tra i 26 ed i 30 anni tendono a perseguire altre realizzazioni più individualistiche come “Essere contento di me stesso”. “Avere una vasta cultura” sembra essere più un’eventuale “plus” alla propria vita che una realizzazione che comunque tende anch’essa, come il vivere in modo intenso e attivo, a blandirsi nel tempo.

Tab. N°17
Intervalli di età Aspettative di realizzazione
  a b c d e f g h
20-25 10,0% 36,3% 53,9% 67,4% 54,2% 65,7% 50,2% 6,0%
26-30 2,5% 25,0% 71,7% 66,7% 70,0% 60,0% 46,7% 5,8%
31-35 0,0% 37,5% 12,5% 50,0% 37,5% 37,5% 37,5% 0,0%
>35 0,0% 4,8% 11,9% 11,9% 52,4% 64,3% 19,0% 0,0%


a - Avere successo e potere
b - Avere una vita comoda e tranquilla
c - Vivere in modo intenso e attivo      per nulla
d - Avere una famiglia serena e felice      poco
e - Essere contento di me stesso      abbastanza
f - Aiutare chi ha bisogno      molto
g - Avere una vasta cultura
h - Vivere in modo originale


Spesso, quando si parla di soggetti con bisogni educativi speciali, alla famiglia viene attribuito il ruolo più importante nella formazione dell’individuo, perché è quella che deve tenere le redini della situazione. Anche una volta adulti, se i genitori hanno svolto bene i propri compiti e cioè se hanno creduto nelle capacità e nelle risorse dei propri figli, se non hanno loro precluso nessuna opportunità a causa di pregiudizi e stereotipi, la famiglia resta sempre un importante punto di riferimento. E proprio nella famiglia i disabili ripongono soprattutto fiducia. È stato chiesto, infatti, di esprimere un giudizio sul livello di fiducia che nutrono nei confronti di alcune istituzioni e successivamente è stata fatta una media di tali giudizi. Se si osserva la Tabella N°31, risulta evidente che la famiglia viene messa al primo posto, il rapporto con gli amici è considerato abbastanza buono, mentre nei confronti di lavoro, Università e Stato è riposta meno fiducia.

Tab. N°18
Livello Fiducia
famiglia molto buono
amicizia abbastanza buono
lavoro accettabile
Università accettabile
Stato accettabile


Un aspetto di cui ogni Ateneo dovrebbe occuparsi è l’inserimento lavorativo. Cosa accade dopo la laurea? L’integrazione non può fermarsi a contesti quali la scuola e l’Università, altrimenti tutti i sacrifici fatti e i risultati raggiunti verrebbero vanificati. D’altronde avere la consapevolezza di limitate possibilità lavorative affievolisce l’entusiasmo e la voglia di fare. Quest’ultimo è sicuramente un problema comune a tutti i giovani, ma nel caso dei disabili ciò che preoccupa è trovare un ambiente che sappia accoglierli e che dia loro l’opportunità di dimostrare le abilità che possiedono. Sono i dati che spingono a fare queste considerazioni. È stata rivolta una domanda sulle attese rispetto al proprio futuro professionale e l’84,1%, con molta semplicità, ha indicato come obiettivo e desiderio quello di poter svolgere bene una professione. È importante sottolineare anche che l’82,4% ritiene che la propria realizzazione abbia la priorità. Oltre a queste aspettative ne vengono indicate altre che sono illustrate in maniera esaustiva nella Tab. N°19 e nel Grafico 33.

Tab. N° 19 Aspettative professionali
Avere una buona retribuzione Avere un posto fisso e sicuro Realizzare me stesso Fare un lavoro interessante Rendermi economicamente indipendente Essere utile agli altri Svolgere bene una professione
molto 26,7% 50,8% 82,4% 76,9% 64,7% 67,6% 84,1%
abbastanza 70,0% 33,8% 14,7% 21,5% 26,5% 27,9% 13,0%
poco 3,3% 7,7% 2,9% 1,5% 8,8% 4,4% 2,9%
per nulla 0,0% 7,7% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0%





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Prima Pubblicazione: 23 luglio 2003
Ultimo Aggiornamento: 09 Ottobre 2007
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