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Strudenti Disabili All'Università

 Introduzione
 Cap.1 Trenta anni di integrazione
 Cap. 2 La legislazione italiana in materia d’integrazione scolastica e culturale
 Cap. 3 L’accoglienza degli studenti disabili nell’Ateneo leccese
 Cap. 4 Percezione della disabilità nella popolazione universitaria leccese
 Cap. 5 Analisi dell’integrazione degli studenti disabili dell’Università di Lecce
 Cap. 6 Le voci di alcuni studenti universitari disabili frequentanti l’Ateneo di Lecce
 Conclusioni
 Appendice A - Lettera di presentazione inviata con il testo del questionario
 Appendice B - Il Questionario
 Appendice C - Le brevi interviste a studenti e docenti
 Appendice D - Schema interviste
 Ringraziamenti
 Bibliografia

2.3 Sentenze della Cassazione e della Corte costituzionale

La legge n. 517/1977 ha espresso tendenze e principi che nella pratica sono stati sovente disattesi. Eppure, escluso il problema dell’abbattimento delle barriere architettoniche, l’inserimento degli handicappati fisici non ha comportato gravi difficoltà. Più problematico si è dimostrato l’inserimento dei ciechi e dei sordi (anche per le resistenze degli istituti speciali e, talvolta, del relativo personale e dei familiari). Ma il vero problema si è evidenziato rispetto agli alunni con handicap psichico, specialmente se gravi. Il 30 marzo 1981, infatti, una sentenza della Corte di Cassazione sancì che era conforme alla legge allontanare dalle classi normali gli handicappati gravi, fondando le motivazioni di tale posizione sul presunto compito della scuola dell’obbligo di provvedere esclusivamente all’istruzione. Contro questa sentenza presero posizione molte organizzazioni e personalità, mettendo in rilievo che la programmazione scolastica ha un duplice fine: quello di favorire l’attuazione del diritto allo studio e quello di promuovere la piena formazione della personalità degli alunni. Si dovette attendere il 3 giugno 1987, per garantire la frequenza scolastica nelle istituzioni normali superiori ai disabili. In quella data, infatti con la sentenza n. 215 la Corte Costituzionale, affermava il diritto dei disabili all’istruzione superiore integrata, a differenza di quanto si dichiarava nell’art. 28, della legge n. 118 del 30/3/1971, in cui si prevedeva che la frequenza della scuola media superiore degli handicappati dovesse essere semplicemente “facilitata”. La sentenza, introducendo un nuovo concetto di continuità educativa, ha garantito l’accesso alla scuola secondaria superiore ai disabili più gravi, ma ha consentito anche maggiori opportunità educative per coloro che potevano conseguire il diploma di scuola secondaria e quindi la possibilità di proseguire negli studi universitari. Il punto dal quale prende le mosse la sentenza n. 215 del 1987 è l’art. 34 della Costituzione in cui si dice “La scuola è aperta a tutti”. A tutti, dunque a normali e ad handicappati deve essere garantito il diritto a frequentarla. Inoltre gli artt. 2 e 3 della Costituzione contengono il principio in base al quale ad ogni individuo devono essere offerti gli strumenti idonei a rimuovere gli ostacoli che di fatto ne impediscano il “pieno sviluppo della persona”[20]. Nella sentenza è specificato che nessun tipo di handicap, di qualunque livello di gravità, può essere considerato pregiudiziale alla frequenza scolastica di un soggetto[21]. L’unico interesse da salvaguardare, infatti, è quello dell’handicappato e non quello della comunità scolastica. “La sentenza è dunque per una scuola superiore aperta a tutti, capace di riorganizzarsi per affrontare le situazioni di diversità, che handicappati, con problematiche diverse, possono porre”[22].

[20]Sentenza della Corte Costituzionale n. 215, del 3/6/1987, par. 6.
[21]Ibidem, par. 5.
[22]Gelati M., Pedagogia Speciale. Problemi e prospettive, Ferrara, Corso Editore, 1996, p.133.





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Prima Pubblicazione: 23 luglio 2003
Ultimo Aggiornamento: 09 Ottobre 2007
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