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Strudenti Disabili All'Università

 Introduzione
 Cap.1 Trenta anni di integrazione
 Cap. 2 La legislazione italiana in materia d’integrazione scolastica e culturale
 Cap. 3 L’accoglienza degli studenti disabili nell’Ateneo leccese
 Cap. 4 Percezione della disabilità nella popolazione universitaria leccese
 Cap. 5 Analisi dell’integrazione degli studenti disabili dell’Università di Lecce
 Cap. 6 Le voci di alcuni studenti universitari disabili frequentanti l’Ateneo di Lecce
 Conclusioni
 Appendice A - Lettera di presentazione inviata con il testo del questionario
 Appendice B - Il Questionario
 Appendice C - Le brevi interviste a studenti e docenti
 Appendice D - Schema interviste
 Ringraziamenti
 Bibliografia

2.2 Le prime leggi a favore dell’inserimento scolastico

La scelta della piena integrazione scolastica è stata avviata, in Italia, all’inizio degli anni Settanta, da prima in forma sporadica, e poi in modo sempre più sistematico. La legge n° 118, del 30 marzo 1971, aveva infatti accolto i nuovi orientamenti emersi fra gli operatori della scuola e le famiglie, ma anche forze politiche e culturali che sostenevano la necessità di smantellare le istituzioni separate riservate ai disabili (dagli ospedali psichiatrici, agli orfanotrofi, agli istituti per minori, alle scuole speciali). Nell’articolo 28 della legge stessa si affermava: “L’istruzione dell’obbligo deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica, salvo i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettive e da menomazioni fisiche di tale gravità da impedire o rendere molto difficoltoso l’apprendimento o l’inserimento nelle predette classi normali”. La legge, però, aveva dei limiti, sia perché non forniva mezzi e sostegni atti a facilitare l’integrazione scolastica, sia perché il citato art. 28 poteva essere interpretato in senso restrittivo: si potevano escludere quei soggetti la cui gravità pregiudicasse “l’apprendimento o l’inserimento nelle classi comuni”[19]. Sempre nell’articolo 28 (Provvedimenti per la frequenza scolastica) troviamo un primo accenno a disabili ed Università, dove si legge: “Sarà facilitata, inoltre, la frequenza degli invalidi e mutilati civili alle scuole medie superiori ed universitarie”. Ma sarà con la legge n. 517 del 4 agosto 1977, che si avranno elementi importanti per la prospettiva dell’integrazione. Questa legge riguarda, infatti, la valutazione, l’abolizione degli esami di riparazione e alcune norme di modifica dell’ordinamento scolastico ma, soprattutto, essa aboliva le classi speciali e differenziali e prevedeva misure per favorire forme di integrazione: un numero ridotto di presenze di allievi per classe quando vi fosse un soggetto handicappato, i sostegni e l’integrazione specialistica. La legge forniva anche delle indicazioni sui modi con cui ciò potesse essere messo in pratica, specificando che l’integrazione doveva essere realizzata attraverso una programmazione collegiale del lavoro scolastico, comprendente, oltre alle attività indicate dai programmi, anche le attività scolastiche integrative organizzate per gruppi di alunni della stessa classe oppure di classi diverse, e la presenza di un insegnante di sostegno, impegnato a favorire l’integrazione scolastica degli alunni handicappati.

[19]Breda M.G., Santanera F., Handicap oltre la legge quadro, riflessioni e proposte, Torino, UTET, 1995, p. 104.





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Prima Pubblicazione: 23 luglio 2003
Ultimo Aggiornamento: 09 Ottobre 2007
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