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Strudenti Disabili All'Università

 Introduzione
 Cap.1 Trenta anni di integrazione
 Cap. 2 La legislazione italiana in materia d’integrazione scolastica e culturale
 Cap. 3 L’accoglienza degli studenti disabili nell’Ateneo leccese
 Cap. 4 Percezione della disabilità nella popolazione universitaria leccese
 Cap. 5 Analisi dell’integrazione degli studenti disabili dell’Università di Lecce
 Cap. 6 Le voci di alcuni studenti universitari disabili frequentanti l’Ateneo di Lecce
 Conclusioni
 Appendice A - Lettera di presentazione inviata con il testo del questionario
 Appendice B - Il Questionario
 Appendice C - Le brevi interviste a studenti e docenti
 Appendice D - Schema interviste
 Ringraziamenti
 Bibliografia

1.7 Il 2003: anno europeo per i disabili

Il 2003 è stato proclamato l’anno europeo per le persone disabili. Questa iniziativa dovrebbe veder partecipi tutti i paesi e le regioni sulla promozione dei diritti e delle opportunità delle persone disabili, coinvolgendo direttamente i singoli e le famiglie, ma anche e soprattutto, le Istituzioni locali e gli altri soggetti interessati a promuovere lo sviluppo umano in generale, all’interno del quale ogni persona viene valorizzata in quanto tale e considerata preziosa e irripetibile nella sua diversità. Il fine della proclamazione è quello di promuovere la salute con azioni concertate tra diversi soggetti pubblici e privati e creare le pari opportunità dei cittadini come condizione essenziale di uno sviluppo complessivo della società, che non può e non deve sprecare la ricchezza che ogni persona possiede e che può esprimere solo se vi è un ambiente favorevole alla sua espressione. Gli obiettivi dell’Anno Europeo dei Disabili sono:

  • La sensibilizzazione relativamente al diritto dei disabili di essere tutelati dalla discriminazione e di godere di pieni e pari diritti;
  • L’incoraggiamento della riflessione e la discussione sulle misure necessarie per promuovere pari opportunità per i disabili in Europa;
  • La promozione dello scambio di esperienze;
  • L’intensificare la cooperazione tra tutte le istanze interessate (governi, servizi sociali, gruppi di volontariato, ecc.);
  • Il miglioramento della comunicazione concernente l’handicap.[16]

Secondo un settimanale americano l’Italia è tra gli Stati del Continente che più trascurano gli invalidi. Stiamo dunque retrocedendo? Eppure, noi italiani sembriamo affettuosi e caritatevoli, abbiamo numerose organizzazioni di volontariato e svariate iniziative. Le nostre leggi sono piuttosto buone, ma in gran parte disattese, o non trovano finanziamenti adeguati. Nel frattempo, capita spesso di leggere o di sentire raccontare umiliazioni, ingiustizie e truffe subite dai disabili. I disabili “confinati”, cioè completamente non autosufficienti, sono in Italia più di un milione. Sono concittadini che a volte la società tende a dimenticare, a cancellare dal panorama urbano, dove c’è posto soltanto per gli spettacoli d’eleganza e d’efficienza. Questo triste problema va risolto, in fretta. Il nostro Paese non può rassegnarsi a subire il marchio infame che spetta ai senza cervello e ai senza cuore. Mi auguro dunque, che le iniziative a favore e a sostegno dell’integrazione siano sempre più numerose e dirette a tutta la società, perché l’integrazione è un problema che non riguarda solo i disabili. “L’integrazione è un atteggiamento mentale”[17] per cui, compito della scuola deve essere quello di educare sin dall’infanzia al concetto di integrazione, e ad assumere atteggiamenti aperti ai cambiamenti. Sicuramente la scuola non può caricarsi di tutto il peso della problematica dell’handicap, è giusto che tale peso sia ripartito su tutto il sistema formativo.

[16]Consultare il sito internet: www.disabili.com, Disabili 2003 UE, 16 marzo 2003.
[17]Gelati G., Integrazione. Un problema sempre aperto, in Genovesi G., (a cura di), La scuola di base e gli insegnanti, La Nuova Italia, Firenze, 1993, p.140





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Prima Pubblicazione: 23 luglio 2003
Ultimo Aggiornamento: 09 Ottobre 2007
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