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Strudenti Disabili All'Università

 Introduzione
 Cap.1 Trenta anni di integrazione
 Cap. 2 La legislazione italiana in materia d’integrazione scolastica e culturale
 Cap. 3 L’accoglienza degli studenti disabili nell’Ateneo leccese
 Cap. 4 Percezione della disabilità nella popolazione universitaria leccese
 Cap. 5 Analisi dell’integrazione degli studenti disabili dell’Università di Lecce
 Cap. 6 Le voci di alcuni studenti universitari disabili frequentanti l’Ateneo di Lecce
 Conclusioni
 Appendice A - Lettera di presentazione inviata con il testo del questionario
 Appendice B - Il Questionario
 Appendice C - Le brevi interviste a studenti e docenti
 Appendice D - Schema interviste
 Ringraziamenti
 Bibliografia

1.1 I primi passi verso l’integrazione

Per comprendere gli aspetti più significativi che hanno concorso a determinare la storia dell’inserimento e dell’integrazione degli alunni in situazione di handicap nella scuola, è necessario risalire alle tensioni sociali della contestazione del sessantotto. Le spinte innovative di tale periodo interessarono e travolsero ogni aspetto della società, puntando soprattutto alla critica delle istituzioni. In particolare, il sistema educativo-scolastico, fortemente caratterizzato dalla logica della selezione e della competitività, fu oggetto di accesa critica e contestazione. Uno degli slogan a quel tempo più diffusi era “La scuola di tutti è per tutti”, intendendo con ciò una scuola aperta ai meno abbienti, agli svantaggiati, ecc.[1] Sull’onda dei movimenti contestativi del ’68 si è venuta a formare, in particolar modo nel nostro Paese, una corrente d’opinione ostile alle istituzioni e ad ogni processo di segregazione, corrente che ha giocato un ruolo importante per quanto riguarda non solo la concettualizzazione del “diverso”, ed in particolare dell’handicappato, ma anche la normativa che lo concerne. La storia della cura e dell’intervento a favore dei soggetti in situazione di handicap ha visto il susseguirsi di periodi storici diversi, ognuno dei quali caratterizzato da un modo particolare e diverso di concepire l’handicap e di intervenire su di esso. In particolare, gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dal passaggio dalla fase dell’inserimento a quella dell’integrazione. La prima parte degli anni ’70 registra da un lato la presenza delle istituzioni e scuole speciali, dall’altro anche il graduale inserimento di alunni con handicap nelle scuole comuni. Tale inserimento, secondo alcuni, avvenne in modo indiscriminato e senza alcuna progettazione specifica. Pertanto, più che alla capacità di gestire con razionalità ed efficacia il difficile processo dell’inserimento, si ebbe modo di assistere al formarsi di due schieramenti contrapposti (pro o contro l’inserimento, pro o contro il mantenimento delle scuole speciali). In particolare, il mondo della scuola e gli operatori si sentirono accerchiati da una comunità sociale che esprimeva richieste ambigue ed era profondamente divisa sul tipo di risposta da fornire a tali problematiche. La fase dell’inserimento, che contraddistinse la produzione normativa della seconda metà degli anni ’70, costituì indubbiamente un progresso rispetto alle modalità emarginanti o riduttive con cui il problema dell’handicap era stato affrontato nel passato. Sia pur con gradualità, cominciò a farsi strada il criterio dell’integrazione destinato ad acquistare crescente credito negli anni successivi. Vi sono però alcune considerazioni critiche che è opportuno avanzare. Nel dibattito di quel periodo è presente una concezione ottimisticamente ingenua della scuola. Sembra quasi che basti il prolungato inserimento fisico dell’handicappato per garantire dei vantaggi. Un’altra convinzione largamente diffusa è che ciò che importa, comunque, conseguire sia la socializzazione, indipendentemente dalla gravità dell’handicap. Credenza anche questa ingenua, perché non si dà socializzazione se non grazie ad apprendimenti che permettano l’acquisizione di abilità integranti. Manca, invece, ogni indicazione circa una strategia ddell’integrazione che tenga conto della complessità delle variabili dell’istituzione scolastica, possegga chiari obiettivi e disponga di metodi adeguati per conseguirli.[2]

[1]Meazzini P., Handicap: passi verso l’autonomia: resupposti teorici e tecniche di intervento, Giunti, Firenze, 1997, p.570.
[2]Ibidem, p. 575





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Prima Pubblicazione: 23 luglio 2003
Ultimo Aggiornamento: 09 Ottobre 2007
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